Itinerario 65


Tratto nord: da Vaglia a Montesenario

Tempo di percorrenza (senza soste): 3h
Tappe intermedie: Vaglia - Bivigliano 2h; Bivigliano - Montesenario 1h
Lunghezza: 7,8 km
Dislivello massimo: 546 m in salita (fra Vaglia, 270 m, e il convento di Montesenario, 816 m).

L'inizio del sentiero a Vaglia si trova sulla via Bolognese all'imbocco di via della Tabaccaia. Il primo tratto del sentiero, per circa 1 km, si sovrappone al percorso 60 (sentiero delle stazioni). La tabaccaia è il lungo edificio sul lato destro della via, nato come essiccatoio per il tabacco e trasformato poi in abitazioni alla fine degli anni '90.

Vaglia
Il Comune di Vaglia fu separato da quello di San Piero a Sieve nel 1809, durante il dominio napoleonico. Non esiste un centro storico, perché fino al '700 Vaglia si componeva unicamente di edifici sparsi e isolati, tanto che ancora oggi la chiesa si trova fuori del paese, lontano dalla strada. L'attuale centro abitato si è sviluppato fra '800 e '900 a partire da un nucleo di pochi edifici posti lungo la via Bolognese.
La villa e fattoria Corsini, già Saltini, risaliva al secolo XV, ma fu completamente distrutta dai tedeschi in ritirata nel settembre 1944. L'edificio attuale è stato ricostruito nel dopoguerra.
Sull'altro lato della via Bolognese si trova l'oratorio di San Mattia, costruito al principio del XVII secolo ed ancora regolarmente usato per il culto (visto che, come si è detto, la chiesa si trova fuori del paese). Sullo stesso lato della via, in direzione di Firenze, si trova l'edificio più antico del paese, che in passato ha ospitato una residenza dei Saltini con alcune botteghe, ed è oggi adibito a sede municipale. Fu donato dai Corsini al Comune di Vaglia nel 1908.
All'ingresso del paese per chi arriva da Firenze, sull'angolo col viale della Stazione, si trova un palazzo in pietra dall'aspetto antico che in realtà risale solo al 1928; si tratta infatti della ex casa del fascio, in cui ha sede oggi la caserma dei carabinieri.

Via della Tabaccaia termina dopo un centinaio di metri su via di Pietramensola: una strada sterrata che attraversa il torrente Carza con un ponticello, lasciando così il centro abitato.
Si passa prima sotto il viadotto della nuova variante di Vaglia, poi sotto il ponte della ferrovia, e si prende a salire verso la colonica di Brucciano. Si aggira la colonica svoltando a sinistra per una nuova strada pianeggiante aperta nel 2004. Alla fine della strada si gira a sinistra per uno stradello campestre che riprende a salire verso Pietramensola. Da qui, fino a Montesenario, il percorso si svolge quasi per intero all'interno di boschi. Sul margine del bosco si stacca a sinistra il percorso 60 per Campomigliaio. Si prosegue piegando a destra e, poco più avanti, si ritrova la strada sterrata che arriva da Brucciano. La strada sale ripida attraverso il bosco, ma prima di arrivare a Pietramensola si gira a sinistra per uno stradello minore. Si esce dal bosco in prossimità di una colonica, dove si trova la strada sterrata che giunge dalla direzione di Bivigliano.

Pietramensola
PietramensolaLa località di Pietramensola, che oggi si compone semplicemente di tre ex coloniche, era nel medioevo un importante castello con annessa chiesa parrocchiale di sant'Andrea. Il castello fu poi distrutto nel corso del XIII secolo dalla Repubblica Fiorentina, che per tutto il duecento espanse il proprio territorio ai danni dei domini feudali del circondario. I castelli così conquistati venivano quasi sempre rasi al suolo per evitare che i signorotti feudali potessero insediarvisi di nuovo.
Oggi del castello di Pietramensola non resta che una collinetta di macerie informi, ricoperta da un fitto bosco di cipressi.

Si segue la strada sterrata verso sinistra, allontanandosi da Pietramesola. Superato un bivio (dove si prosegue avanti) la strada riprende in leggera salita e si inoltra nel bosco, prosegendo così per oltre 1 km. All'uscita del bosco si passa accanto alla ex discarica del Comune di Vaglia, rimasta in funzione fino agli anni '80 e oggi bonificata (tuttavia dalla strada non si vede quasi niente, c'è solo un alto recinto sulla destra).

Cippo cadutiSubito prima di uscire dal bosco, a sinistra, si trova un cippo in memoria della fucilazione di sei civili, compiuta dai tedeschi nell'agosto 1944. I sei, che stavano probabilmente fuggendo dai campi di lavoro della linea gotica, furono intercettati e catturati presso il vicino podere Roncuccio e condotti alla villa Forti di Bivigliano, dove i tedeschi avevano insediato un comando. Dopo alcuni giorni di prigionia, i sei civili furono scortati da un plotone in un luogo lontano dalle abitazioni, dove prima furono costretti a scavare la loro stessa fossa, e poi furono fucilati. I corpi, recuperati dopo il passaggio del fronte, non furono mai identificati.
Il cippo si trova sul margine del bosco, a circa 50 m dalla strada, all'interno di un recinto che ospita un cavallo e alcuni asini.

Pochi metri, e via di Pietramensola termina su una strada asfaltata (via della Tassaia). In questo punto si incrocia il sentiero CAI CAI 20 che segue la strada della Tassaia, dirigendosi a destra verso Vaglia e a sinstra alla Croce di Mèlago, sul crinale di Montesenario. Si segue la strada a sinistra per un breve tratto, poi si imbocca a destra uno stradello che si inoltra nuovamente nel bosco. Poco distante da qui, nel bosco sulla destra, all'inizio del 1944 fu ucciso Giovanni Boi, un giovane militare originario della Sardegna che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si era dato alla macchia per dedicarsi al banditismo (rapinava la gente in transito sulle strade della zona). La sua carriera non durò a lungo: alla fine fu trovato ucciso con un colpo di pistola: probabilmente qualcuno aveva deciso di porre fine alle sue imprese facendo giustizia sommaria.
La burraia dell'AltareAd un quadrivio di sentieri si svolta a destra per una mulattiera pianeggiante che attraversa un ruscello e riprende nuovamente a salire. In breve la mulattiera giunge sull'antica strada che collegava Bivigliano con la badia del Buonsollazzo e la Tassaia, e che oggi è ancora un largo stradello campestre. Il percorso continua a destra, se però invece di svoltare si prosegue ancora avanti per una cinquantina di metri, subito dopo la curva si trova la burraia dell'Altare (Fontanello acqua sorgente non controllata) recentemente restaurata.

Croce dell'Uomo MortoRitornando al percorso: la strada prosegue nel bosco alternando salite e discese ma senza grandi dislivelli; prima si passa vicino ad un piccolo deposito dell'acquedotto comunale (a sinistra; la sigla "CV" sulla porta sta per "Comune di Vaglia"), poi la strada passa accanto ad una roccia isolata (sulla destra) su cui è scolpita una piccola croce a segnare il luogo di un antico delitto. Di quel remoto avvenimento si è persa la memoria ormai da molto tempo, tuttavia la gente del posto chiama ancora la località col nome di "Uomo Morto".
Più avanti si incrocia il sentiero CAI CAI 18, che a destra scende a Sommavilla e alla via Bolognese, mentre a sinistra sale al crinale di Montesenario. Nell'ultimo tratto prima di arrivare a Bivigliano il fondo stradale mostra i resti di una pavimentazione che fu realizzata in tempi relativamente recenti per accedere ad alcune piccole cave di pietra (oggi abbandonate) nelle vicinanze.
Villa FortiVilla le RoseAlle prime case di Bivigliano la strada diventa asfaltata, per immettersi poco più avanti su via di Poggio Chiarese. Al n. 35 si trova la villa Forti, dove i tedeschi avevano tenuto prigionieri i sei civili che poi fucilarono sulla strada di Pietramensola. Pochi metri ancora e si giunge sulla strada principale, dove si prosegue avanti (via Roma). Le ville "le Rose" (n. 490) e "il Bersagliere" (n. 480) e sono state fra le prime ville signorili costruite a Bivigliano per la villeggiatura (entrambe nei primissimi anni del '900). All'incrocio con via dei Boschi si entra nel centro di Bivigliano.

Bivigliano
Il paese di Bivigliano è stato una rinomata località di villeggiatura a partire dalla fine dell'800 e per buona parte del '900. Ancora oggi, sebbene su proporzioni molto ridimensionate, mantiene in parte questa vocazione turistica, con numerose seconde case e due alberghi (ma all'inizio degli anni '80 gli alberghi erano ancora sei; l'ultimo -gli Scoiattoli- ha cessato l'attività nel settembre 2001).
Fino alla metà dell'800 la località di Bivigliano consisteva unicamente della villa e fattoria Ginori (in seguito Pozzolini) con alcune abitazioni di servizio, della chiesa di san Romolo e di alcune coloniche. In seguito, grazie ad una serie di condizioni favorevoli (la posizione panoramica, la quota di alta collina, la prossimità con il Convento di Montesenario ed i suoi estesi boschi e, non ultima, la vicinanza con Firenze), si cominciarono a costruire alcune ville e villette per la villeggiatura. Alla fine dell'800 fu risistemata la strada del Poggio agli Uccellini (per il collegamento con Vaglia e la sua nuova stazione ferroviaria), mentre verso il 1910 furono aperte la nuova piazza e la nuova via dei Condotti per Pratolino e Firenze. La nuova strada per Montesenario (via della Fittaccia) risale invece agli anni '30. Furono questi gli anni d'oro per il turismo a Bivigliano.
Il declino iniziò dopo gli anni '60: col boom economico e il mutare delle mode i flussi turistici si indirizzarono principalmente verso le località di mare o verso mete esotiche o mondane, trascurando sempre di più Bivigliano.

Chiesa di BiviglianoDa visitare a Bivigliano è la chiesa di san Romolo, di impianto romanico, che conserva all'interno una grande pala d'altare di Andrea della Robbia raffigurante la Vergine con il Bambino fra i Santi Romolo, Jacopo, Francesco e Giovanni Battista. Presso il fonte battesimale settecentesco è posta una statua lignea di S. Giovanni Battista, opera policroma del XV secolo attribuita a Michelozzo.

Fontanello Fontanello pubblico sulla sinistra, in una piccola nicchia del muro subito prima di via della Fittaccia; Fontanello un secondo fontanello si trova più avanti, all'inizio di via della Vecchia Scuola. Da via della Fonte, sulla destra, si stacca il sentiero 63 che torna verso Vaglia passando per Sommavilla e Signano.
Via Roma è il corso principale di Bivigliano, dove si trovano quasi tutti i negozi e i servizi. Prima di arrivare in piazza, il percorso piega a sinistra in via Fra le Case, un tratto dell'antica strada di accesso al paese, stretta fra il grande casamento dell'ex albergo e ristorante "la Giulia", il primo albergo di Bivigliano, oggi trasformato in appartamenti, e alcune modeste casette dall'aria molto scalcinata sono le più antiche abitazioni del paese, già esistenti alla fine del '700 (in origine ospitavano gli operai della fattoria Ginori -poi Pozzolini-). Con una breve rampa di scale si sale su via Europa, dove si prosegue a sinistra, in salita. A destra, inizia da questo punto il sentiero 61 per la Stazione di Fontebuona, Paterno e Monte Morello.
La strada porta ad un incrocio su via della Fittaccia, vicino alla villa Cobianchi (un'altra casa signorile di villeggiatura, costruita negli anni '20). Si gira a destra su via Fratelli Cervi e, poco più avanti, a sinistra in via Giuliano da Bivigliano. In cima alla breve salita il percorso lascia la strada svoltando a sinistra per uno stradello campestre. Si lascia così Bivigliano, inoltrandosi di nuovo nel bosco.
La salita nel bosco è abbastanza breve: in pochi minuti si incrocia nuovamente via della Fittaccia all'altezza della fonte di Bivigliano (Fontanello fontanello pubblico collegato direttamente ad una vicina sorgente dell'acquedotto). Nel piazzale davanti alla fonte, soprattutto d'estate, non è raro trovare gente che sta facendo scorta d'acqua con bottiglie e stagne.
Si prosegue lungo lo stradello che inizia dalla fonte, voltando a destra al primo bivio. Dopo un tratto pianeggiante inizia una salita piuttosto ripida che conduce al sentiero di crinale, largo e molto battuto. Da questo punto, per tutto il resto del crinale, il percorso si sovrappone al CAI CAI 00 e alla Via degli Dei Via degli Dei. Si gira a destra seguendo il sentiero per un lungo tratto pianeggiante. Poco prima di arrivare alla strada asfaltata, si stacca a sinistra il sentiero CAI CAI 1 che scende sulla strada della Tassaia. Si aggira un cancello passando da un varco a sinistra e si giunge sulla strada di Montesenario. Il convento si trova in cima alla salita che inizia proprio davanti al cancello; circa a metà salita si stacca a sinistra la strada che porta alla grande croce di metallo.

Montesenario
Convento di MontesenarioLa nascita del Santuario di Monte Senario risale circa al 1245, quando i sette Santi fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria abbandonarono la vita comunitaria in città e salirono sul Monte Senario (o Asinario) alla ricerca di un luogo più solitario, edificandovi un piccolo oratorio e alcune cellette. Il monte con le selve circostanti venne concesso agli eremiti da Ardingo, Vescovo di Firenze, che a sua volta l'aveva ricevuto in dono nel 1241 da Giuliano da Bivigliano. I beni del Convento, che ben presto cominciò ad accogliere in comunità coloro che chiedevano di farne parte, si ampliarono ulteriormente con le donazioni della famiglia Lotteringhi della Stufa; nel 1412 Ugo della Stufa iniziò la costruzione dell'attuale chiesa, dedicata alla Vergine Addolorata, che fu portata a termine dai suoi eredi.
Dopo il terremoto del 1529 il convento attraversò un lungo periodo di difficoltà, finché nel 1593 Ferdinando I de' Medici ne finanziò il restauro e l'ampliamento, con lavori che si protrassero per alcuni decenni. Risalgono a questo periodo la grande cisterna col sovrastante terrazzo panoramico e i due romitori minori detti Cella di S. Alessio e Cella di S. Filippo (o Cella Salviati), posti a breve distanza dal convento e destinati ad accogliere gli eremiti che desideravano svolgere una vita più appartata rispetto alla comunità principale. Dopo questi interventi l'edificio assunse a grandi linee l'aspetto attuale.
Nel corso del '700 la chiesa fu risistemata in stile barocco, così come appare oggi, e furono realizzate le cappelle laterali. Il porticato antistante la chiesa risale al 1760 e la torretta con l'orologio al 1834.
Tra il '700 e l'800 il convento attraversò un lungo periodo critico segnato da una prima soppressione nel 1778, per volere del Granduca Pietro Leopoldo, una seconda nel 1808 per ordine del governo napoleonico e una terza nel 1867, quando l'intero complesso fu confiscato dal governo italiano e spogliato dei suoi beni. Riscattata la proprietà nel 1870, la vita del convento riprese con vigore nel 1888 grazie alla canonizzazione dei sette Fondatori decretata da Papa Leone XIII. Nel 1933, in occasione del 700° anniversario della fondazione dell'Ordine, fu realizzata sulla sinistra della chiesa la cappella dei Sette Santi, che raccoglie le reliquie dei Fondatori, e all'esterno furono costruiti la croce monumentale in traliccio metallico e i sette tabernacoli della "Via Matris". L'ultimo intervento significativo si è avuto nel 1972, con la costruzione della sala per convegni dedicata ai Sette Santi e l'ampliamento del terrazzo panoramico di nord-est.

Il tratto nord del percorso termina sul piazzale del convento, subito prima della sbarra; il tratto sud per le Caselline e le Caldine inizia a destra della sbarra, lungo il muro di sostegno. Fontanello pubblico Fontanello a lato dell'ingresso al bar.


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